Titta Ruffo, ecco la biografia del grande baritono pisano

PISA – L’autobiografia del grande baritono pisano Titta Ruffo, la “Voce senza confini “, che ha conquistato il mondo è da oggi lunedì 12 ottobre scaricabile gratuitamente dal sito web a lui dedicato.

“Da diversi anni pensavo di raccogliere queste mie memorie, ma temevo di non riuscire a fissare convenientemente tutti fatti più interessanti, lieti e dolorosi, della mia già lunga esistenza tal quali furono, senza abbellimenti e, sopra tutto, senza velleità letterarie. A questo scopo mi allontanai per diverso tempo dalle scene, vivendo nella completa serenità del mio spirito, per poter dare alla pubblicità questa modesta opera nel compimento dei miei sessant’anni.

Prego il lettore di considerare che chi scrive non ebbe mai il bene di frequentare nessuna scuola, nemmeno le prime classi elementari. Il poco che sa lo deve a studi e letture personali che amò e poté fare nel corso della sua esistenza.”

È così che Titta scrive nella prefazione di questo racconto e mantiene la promessa. Semplice narrazione dei fatti, racconto per tappe dell’inaspettata ascesa di un ragazzino senza istruzione che lavora come fabbro e scopre la passione per il canto coltivata con fatica, sacrifici, colpi di fortuna, momenti di smarrimento.

La vita di Titta è un crescendo che porta al riconoscimento mondiale di un talento unico del mondo della lirica.“Il primo della mia famiglia ad essere battezzato Ruffo fu un cane da caccia; il secondo un cantante e son io; il terzo un dottore in scienze economiche e commerciali, ed è mio figlio, il quarto è… nella mente di Dio. (…) Il nome del cane mi portò fortuna.”

Così Ruffo Titta racconta del suo nome legato all’amatissimo cane da caccia del padre che poi, nel tempo, volle cambiare scontrando il nome con il cognome e divenne Titta Ruffo il “baritono per antonomasia”.“Mi piace, anche se non ne sono convinto, immaginare il cammino dell’umanità non a guisa d’una parabola – come la mia individuale – che si sprofondi più o meno bassa nell’avvenire, ma piuttosto d’una spirale che si amplii e s’innalzi sempre più.”

Titta ha voluto paragonare la sua vita ad una parabola che raggiunge l’apice e poi torna a scendere. Il motivo di questa discesa è spiegato nell’Epilogo scritto da suo figlio e riportato nel sito web dal titolo “dall’incidente di Bogotà in poi” che rappresenta il momento più difficile della vita di Titta Ruffo che inizia con il telegramma che lo informa del rapimento di suo cognato: Giacomo Matteotti.“Un’altra gravissima notizia mi giunse da Roma, per la quale indicilbilmente afflitto, mi mancò la forza e il coraggio di compiere le recite rimanenti… e massimante il Rigoletto…”

Un evento che ha mutato profondamente la sua vita artistica e quella di uomo: le conseguenze politiche e umane a seguito del delitto Matteotti e al rifiuto di piegarsi al regime fascista, portarono inevitabilmente all’interruzione forzata della sua carriera.

Nella pagine de La mia parabola è raccontata la storia di un uomo che è quella della nostra Italia, dell’Europa e dell’America tra la fine dell’Ottocento e il primo dopo guerra attraverso gli occhi di una persona ormai matura che ha raggiunto vette altissime e mantiene saldi i valori dell’infanzia. Tutto narrato  con uno stile immediato, fresco, moderno quasi fosse stilato ai nostri giorni.

La capacità di una scrittura rapida, sobria, incisiva che non lascia spazio a commiserazioni o elogi, è il risultato della straordinaria passione di Titta Ruffo per la lettura e i libri che lo ha reso collezionista di pregevoli volumi oggi custoditi, grazie anche all’opera del figlio bibliofilo Ruffo Titta Jr., nella Biblioteca Titta Bernardini di Campofilone, in provincia di Fermo, che ha promosso la digitalizzazione de La mia parabola. Memorie, pubblicato nel 1937 dai Fratelli Treves di Roma, e la diffusione gratuita tramite il web.

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