Torna l’ottimismo tra le imprese pisane

PISA – Per le piccole e medie imprese della provincia di Pisa il 2014 chiude in negativo sia sul fronte del fatturato (-7,2%) che degli addetti (-2,9%).

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Si tratta di numeri peggiori rispetto a quelli delle aziende toscane dove, invece, il fatturato rimane stabile e l’occupazione scende di “appena” l’1,8%. Le attese per il 2015, tuttavia, denotano maggiore ottimismo. La quota di PMI pisane che prevede un aumento del proprio giro di affari, grazie al turismo e al manifatturiero, torna infatti a crescere interessando, nel 2015, più di un’impresa su cinque (il 22%) mentre la Toscana si ferma al 20%. Questi, in sintesi, i numeri più significati dell’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Pisa su di un campione di 436 piccole e medie imprese pisane.

Cresce la fiducia: si investe di più e si adottano comportamenti virtuosi

Un fatto di rilievo, che conferma il miglioramento del clima di fiducia, è rappresentato dall’aumento, al 27%, della quota di imprese che hanno ricapitalizzato l’azienda con mezzi propri: un livello che non si toccava dal 2011. Un impegno, quello della ricapitalizzazione, che risulta particolarmente elevato tra le imprese del commercio (il 45% lo ha fatto) e del turismo (31%).

Il clima di maggiore fiducia trova ulteriore conferma nella crescente quota di aziende pisane che ricorre a strategie “virtuose” per affrontare il mercato: innovazione dei prodotti/servizi, diversificazione dell’offerta, ricerca di nuovi sbocchi di mercato e canali distributivi, maggior propensione ad agire in rete. Tuttavia le strategie di natura “difensiva” come la compressione dei margini, la riduzione dei costi di produzione, di approvvigionamento/logistica, ma anche l’abbandono di alcuni mercati precedentemente presidiati, rimangono molto diffuse segno che, pur all’interno di un quadro in miglioramento, permanga un certo stato di incertezza.

Ritardati pagamenti e accesso al credito, rimangono le difficoltà

Il tema dei ritardati pagamenti, nonostante il miglioramento del clima che si evince dall’indagine, continua a rappresentare un problema per le imprese pisane. Un terzo di queste segnala ancora un aumento dei tempi di riscossione dai propri clienti/committenti con picchi del 40% per edilizia, manifatturiero e artigianato. In un contesto che vede appena l’11% delle aziende pisane chiedere un prestito, si attenuano anche le difficoltà di accesso al credito. Sebbene circa un terzo dei richiedenti abbia segnalato un peggioramento delle condizioni rispetto all’anno passato, un 27% ha invece dichiarato condizioni più favorevoli: il valore più elevato da quando, nel 2011, è stato per la prima volta posto il quesito. Ma a cosa serve il credito richiesto? Nonostante che circa la metà delle aziende continui ad utilizzarlo per la gestione del circolante (il 48%) aumenta la quota di coloro che utilizzeranno le risorse ricevute per effettuare investimenti (il 27%, con un picco del 45% nel turismo) e per riorganizzare la propria azienda (il 25%). Un contributo importante per sbloccare la domanda di credito è fornito dai Consorzi di garanzia fidi. In questo primo scorcio del 2015, risulta aver fatto ricorso ai Confidi poco meno di una impresa su dieci (7%) con un giudizio complessivo sui servizi ricevuti che si conferma positivo. In particolare, tra il 2014 ed il 2015, l’intervento dei Confidi ha consentito a circa la metà delle imprese di ottenere il finanziamento richiesto e per il 36% di avere un rapporto più trasparente con le banche.

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