Tutti insieme appassionatamente nel ricordo di Romeo Anconetani a San Rossore

PISA – Un pomeriggio primaverile ed una ottima risposta da parte del pubblico che ha gremito le tribune del Prato degli Escoli hanno fatto da splendida cornice all’evento inaugurale delle celebrazioni che la famiglia Anconetani ha organizzato per ricordare i 20 anni dalla scomparsa del Presidentissimo Romeo Anconetani .

di Giovanni Manenti 
In una giornata in cui ben 6 delle 9 corse in programma sono state dedicate alla Storia del Pisa Calcio – oltre al “Premio Romeo Anconetani“, vi erano il “Premio Mitropa Cup“, il “Premio 110° anniversario“, il “Premio Curva Nord“. il “Premio Il Nerazzurro” ed il “Premio Arena Garibaldi” – è stata pertanto l’occasione per una simpatica rimpatriata di alcune “Vecchie Glorie” nerazzurre che hanno abbracciato l’intero arco temporale dei 16 anni di Romeo alla guida del Pisa, partendo da Enrico Cannata (uno dei protagonisti della prima Promozione nel 1979, dalla Serie C1 alla B) e passando quindi per Felice Secondini, Stefano Garuti, Alessandro Bertoni, Leonardo Occhipinti, Paolo Giovannelli, Luca Birigozzi, Roberto Scarnecchia, Roberto Chiti, per finire con Luca Cecconi, oltre al Tecnico Luca Giannini ed all’immancabile “storico” Dottor Cataldo Graci, che “L’Era Anconetani” l’ha vissuta dal primo sino all’ultimo giorno.
Allestita, per l’occasione, anche una mostra di maglie dell’epoca da parte dell’instancabile collezionista Yuri Bianchi e con il giornalista di Granducato Tv Massimo Marini a moderare l’evento, a cui ha preso parte anche l’Assessore al Commercio e Turismo del Comune di Pisa, Paolo Pesciatini, non ci è voluto molto ad aprile il “Libro dei Ricordi” tra aneddoti (alcuni non riportabili …), risate e prese in giro che hanno messo in evidenza quale fosse la coesione e l’amicizia che tuttora lega un Gruppo di ragazzi che hanno fatto la storia del Pisa Calcio, tanto da poterli definire, senza cadere in eccessive iperbole, come “La Meglio Gioventù” che abbia mai calcato il terreno di gioco dell’Arena Garibaldi.
Riavvolgendo la macchina del tempo, tocca ad Enrico Cannata inaugurare la serie dei “flash back”, allorché ricorda: “Dico solo che a fine anno precedente all’arrivo di Romeo vi erano solo un migliaio di spettatori all’Arena e si ventilava la prospettiva di vendere sia me che Di Prete per fare cassa, poi avvenne il cambio di proprietà ed i tifosi raddoppiarono solo alla partenza per il ritiro, a dimostrazione di quanto Anconetani fosse capace di coinvolgere il pubblico, creando molte aspettative alle quali faceva seguire la sua personale ambizione di primeggiare, il che ci permise di compiere una cavalcata fantastica sino a Pagani, di cui ricordo la vittoria nel Derby a Livorno, mentre perderlo al ritorno fu una sorta di tragedia epocale, alla quale Romeo ovviò con un mese intero di ritiro (cosa che avvenne anche l’anno successivo quando eravamo in lotta per salvarci tra i Cadetti …) perché non voleva mai lasciare nulla di intentato per ottenere ciò che desiderava, come il continuo cambio di allenatori ogni qualvolta le cose non andavano come voleva“.
A dimostrazione di ciò che ho appena detto“, conclude il forte centrocampista, “basti pensare che, a promozione conquistata, Romeo ci riunisce per dirci chiaro e tondo che chi non crede di poter conquistare la Serie A il prossimo anno se ne può anche andare, una cosa che, a pensarci bene, ha dell’incredibile visto che eravamo appena usciti dalla Serie C, ma lui era così, aspirava sempre al massimo, mentre il fatto che a Pisa si ricordi ancora, a distanza di 40 anni, il trio Cannata-Barbana-Di Prete non può che farmi piacere, il che vuol dire che qualcosa di buono l’abbiamo pur fatto e regalato soddisfazioni ai tifosi, sottolineando come noi tre avessimo ognuno delle caratteristiche tecniche che ben si integravano con quelle degli altri ed in alcune occasioni non nascondo che abbiamo veramente dato spettacolo, ecco perché siamo ancora nella mente e nel cuore dei tifosi“.
Ripercorrendo a ritroso l’excursus del “Periodo d’Oro” nerazzurro, si giunge alla Promozione in A del 1982, con il successivo anno nell’elite del Calcio nazionale a vedere, tra i protagonisti, il centrocampista Leonardo Occhipinti, che evidenzia come: “per me la salvezza ottenuta nel 1983 è stata un qualcosa di incredibile, ricordo che al ritiro precampionato c’era grande euforia da parte dei tifosi che rivedevano la Serie A a distanza di 14 anni, il che ci ha dato una carica incredibile per una partenza alla grande che ci ha visto addirittura in testa alla Classifica dopo 4 giornate, anche se poi, ovviamente, ci siamo calati nella nostra realtà di formazione che doveva pensare a salvarsi, cosa che abbiamo ottenuto soprattutto grazie all’amicizia che ci legava ed ad uno spogliatoio molto unito, merito sia di Romeo, ma anche del Tecnico Luis Vinicio, una figura determinante poiché riusciva a trasmetterci, nonostante la giovane età di molti di noi, una carica impressionante che ha fatto sì che lottassimo alla morte ogni partita, il che ci ha consentito di arrivare sino in fondo, vincendo partite importanti, con avversarie anche blasonate e salvandoci con due giornate di anticipo, un risultato che per il Pisa a quell’epoca era qualcosa di straordinario“.
“Di quella stagione straordinaria“, conclude Occhipinti, “ricordo la vittoria alla quarta giornata contro la Sampdoria che ci permise di affiancare i blucerchiati – reduci dai successi contro Juventus, Inter e Roma – in testa alla Classifica, una formazione fortissima che stava gettando le basi per la successiva conquista dello Scudetto del ’91, con giocatori del calibro di Mancini e Francis e fu una giornata incredibile, davanti ad un pubblico fantastico e li mettemmo sotto conducendo 3-1 sino a pochi istanti dal termine, quando proprio io ho procurato il rigore del definitivo 2-3 respingendo di mano sulla linea un colpo di testa di Dario Bonetti, che fra l’altro è un carissimo amico che non me l’ha perdonata, mentre della partita che ci ha dato la matematica salvezza, vale a dire il successo alla penultima giornata a Torino contro i granata, ricordo che entrammo in campo con una grandissima determinazione rispetto a loro che erano già appagati, anche se l’unico giocatore che aveva validissime motivazioni per impegnarsi al massimo, vale a dire Dossena che si giocava un posto nei 22 per il Mondiale, ci dette parecchio filo da torcere, pur se alla fine la spuntammo noi“.
Dopo la splendida e meritata salvezza del 1983, il Pisa vive un quadriennio di “andata e ritorno” tra Serie A e B, con due retrocessioni nel 1984 ed ’86 ed altrettante promozioni nel 1985 ed ’87, delle quali è stato protagonista Paolo Giovannelli, il quale non ha difficoltà a sottolineare come: “della prima promozione nel 1985 c’è poco da dire, eravamo sicuramente la squadra più forte, costruita con giocatori di livello superiore per la Categoria, completa in ogni reparto e guidati da un Tecnico di grandissima esperienza come Simoni, il che ci fece disputare un Campionato sempre in testa per una stagione che posso tranquillamente definire trionfale, mentre per ciò che riguarda la promozione acciuffata all’ultima giornata a Cremona nel 1987, la stessa fu un mezzo miracolo perché giunta al termine di una stagione travagliata sia per problemi economici legati soprattutto al mancato ripescaggio che per la successiva variazione di parte della rosa al mercato di novembre, con conseguente necessità di assemblare la squadra in corso d’opera, e lì fu determinante la mano di Simoni, tornato alla guida della squadra dopo un anno alla Lazio, per portarci a giocarci le nostre carte a Cremona, per una vittoria che resta uno dei ricordi più belli di tutta la Storia nerazzurra“.
Non posso negare“, conclude il centrocampista, “che noi giocatori per primi restammo sorpresi dalla decisione della Società di non confermare Simoni dopo la promozione in A del 1985, anche perché non si è mai capito se fosse dipeso più dalla volontà del Tecnico o di Anconetani, visto che poi tornò ad allenarci, però anche quella stagione in A fu piuttosto strana, dato che andammo bene fino ad inizio marzo (noni in Classifica con 20 punti, ndr) per poi subire un crollo verticale, con in più la sfortuna di doverci giocare le partite decisive contro squadre che avevano obiettivi di vertice, come la Roma che superandoci all’Arena Garibaldi alla terz’ultima giornata agganciò la Juventus in vetta alla Classifica e la Fiorentina che vinse a Pisa all’ultimo turno, ottenendo così la qualificazione alla Coppa Uefa“.
Per concludere, uno dei protagonisti dell’Impresa di Cremona è stato l’attaccante Luca Cecconi, componente di uno dei più forti reparti offensivi della Storia nerazzurra, anche se è lui il primo ad ammettere come: “non è mai bello fare confronti con stagioni diverse, mi fa piacere che si sia ricordati, io, Cuoghi e Piovanelli, ma anche con il supporto di due mezze ali quali Scolsa e Giovannelli, come un attacco che ha fatto divertire e regalato spunti di bel calcio, per poi essere stati, l’anno successivo, alla prima giornata di Campionato, la squadra che ha “tenuto a battesimo” il nuovo Milan dell’era Sacchi, una formazione di cui si intravedevano sin da subito le enormi potenzialità, con dei giocatori fantastici ma ai quali il tecnico di Fusignano aveva fatto sposare la sua filosofia di gioco, un qualcosa che era stato capace di affinare negli anni precedenti a Parma, ad al riguardo ricordo che proprio nell’anno della Promozione del 1987, prendemmo una bambola a Parma che il solo risultato di 0-2 non basta a definirla, in verità in tutti i 90′ non ci capimmo niente (e Giovannelli, vicino, sorride ed annuisce …) per l’intensità di gioco e la velocità con cui i nostri avversari ci misero sotto“.
Si conclude così il primo dei numerosi appuntamenti in programma per ricordare Romeo Anconetani, con il secondo, da non perdersi assolutamente, calendarizzato per giovedì 4 aprile alle Officine Garibaldi dove sarà consegnato a Klaus Berggreen un premio speciale alla carriera alla presenza di Luciano Moggi e del giornalista Nicola Binda della Gazzetta dello Sport.
Alla prossima, dunque.
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