Ufficiale. Annullata Canapisa

PISA – Da giorni ormai era nell’aria, ma adesso c’è il comunicato ufficiale. L’Osservatorio antiproibizionista Canapisa-crew comunica che quest’anno Canapisa non si terrà a causa del divieto di assembramento e ricorda che le proprie abituali attività (iniziative culturali, sportello per la
riduzione del danno, supporto morale e legale alle vittime del
proibizionismo) riprenderanno non appena i rapporti umani e sociali lo
consentiranno.

Denuncia inoltre la situazione carceraria non più
sopportabile (chiedendo l’indulto, la liberazione immediata dei detenuti
reclusi per lotte sociali, di quelli tossicodipendenti o dentro per
piccolo spaccio, dei migranti rinchiusi nei CPR o in altre strutture, la
fine del 41 bis e l’abolizione dell’ergastolo); denuncia l’accresciuto
ricorso ai TSO; chiede lo stop alla repressione dei coltivatori di
cannabis e dei consumatori; l’adozione di strategie tolleranti e non punitive per ridurre il danno.



Siamo sempre stati critici verso l’attuale sistema economico-politico
fondato sullo sfruttamento infinito delle risorse umane e naturali.
Ed ora più che mai, in tempo di pandemia, il rapporto uomo-natura,
strutturato cosi com’è, manifesta i suoi enormi limiti portandoci sempre
più rapidamente a disastri ambientali e sociali.

Le lotte dei movimenti anticapitalisti, ecologisti e libertari si
rivelano quanto mai profetiche e necessarie. Ma non ci sfugge quanto
questo difficile momento possa andare a rafforzare ulteriormente quei
dispositivi di controllo e repressione già abbondantemente utilizzati da
chi ci governa.

Sia l’utilizzo di sistemi di sorveglianza elettronica (droni, app,
tracciamenti, profilazioni, ecc…), sia l’aumentato controllo fisico
del territorio da parte delle sempre più numerose forze dell’ordine,
sono ormai sdoganati a livello sociale. Anzi, molti hanno talmente
interiorizzato tale atteggiamento da trasformarsi in efficienti sceriffi
del vicinato. Ricordiamo che l’Italia è al secondo posto al mondo per
numero di poliziotti dopo la Russia, al primo in Europa (European
Sourcebook of crime and criminal justice statistics 2019). Nonostante
siamo tra i Paesi più sicuri al mondo per numero di reati violenti, tra
le nazioni più industrializzate solo in Giappone ne vengono commessi
ancora meno (database dell’Unodc). Siamo chiari, non sottovalutiamo la
pericolosità del virus, né le misure di distanziamento, ma temiamo che
l’”emergenza” rimanga tale anche a emergenza finita, visto che le misure
emergenziali precedenti ce le hanno sempre lasciate tutte.

È inoltre ormai evidente lo spreco di risorse che comporta la continua
produzione di armi per le loro guerre, la distruzione ambientale a cura
delle multinazionali dell’agrobusiness, la potenza sempre più invasiva
dei Big-Data e l’ulteriore sperpero di denaro pubblico per grandi opere
inutili e devastanti (uno striscione appeso davanti all’ospedale di Susa
denunciava: un metro di TAV = 100 giorni di terapia intensiva !!!).

Ci preme ora esprimere alcune considerazioni sull’attuale situazione
riguardo ai fenomeni che come Osservatorio Antiproibizionista seguiamo
da ormai 20 anni.

     • Problema carcere: sappiamo che all’interno dei penitenziari sono
stipati tutt’ora quasi 53mila detenuti (dati del Garante nazionale all’8
maggio 2020), in condizioni di sovraffollamento cronico, senza colloqui
da tempo, né con avvocati, né con parenti. Negli istituti dove ci sono
state sacrosante proteste oltre a 13 morti si registrano pestaggi,
torture e trasferimenti. Al loro interno quasi il 40% è in attesa di
processo, molti risulteranno innocenti. Circa il 35% è dentro per reati
correlati alle infami leggi proibizioniste sulle droghe. Almeno il 25%
di questi è tossicodipendente.

Il carcere si dimostra ancora una volta per quello che è: una pericolosa
discarica sociale, utile solo a distruggere esistenze e favorire nuovi
crimini. Occorre superarlo e ricorrere sempre più a pene alternative,
gli esempi non mancano e dimostrano come diminuisca proporzionalmente la
reiterazione dei reati.

Quindi nell’immediato: indulto subito per tutti, liberazione dei
detenuti reclusi per lotte sociali e dei detenuti tossicodipendenti o
dentro per piccolo spaccio, fine del 41 bis (riconosciuto
internazionalmente come forma di tortura), abolizione dell’ergastolo.
La libertà deve essere ugualmente restituita ai migliaia di migranti
rinchiusi nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) o in altre
strutture, abolendo una volta per tutte confini marittimi e terrestri
per qualunque essere umano voglia attraversarli.

Permessi di soggiorno, accoglienza e dignità!

     • Situazione servizi, consumi e centri di igiene mentale: sappiamo
delle crescenti difficoltà per gli assuntori di sostanze illegali nel
reperimento di ciò di cui abbisognano e dell’impossibilità di accesso
alle associazioni che si occupano di riduzione del danno (anche noi
abbiamo interrotto i nostri incontri settimanali). Sarebbe forse
opportuno che, almeno in questo periodo, le forze dell’ordine la
finiscano di molestare coltivatori di cannabis e consumatori; solo
adottando strategie tolleranti e non punitive si può ridurre il danno.
L’informazione, i Drop-in, l’assunzione controllata, il consumo
consapevole, l’autoproduzione per quanto riguarda la cannabis, sono
soluzioni a portata di mano, praticabili e già sperimentate in altre
nazioni. Oltretutto, la canapa può diventare come sta già avvenendo in
molti stati, una vera risorsa anche dal punto di vista economico ed
ecologico, ancor più per affrontare la nuova crisi finanziaria e
occupazionale che abbiamo davanti.

Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO): ci preoccupa il suo aumentato
utilizzo. Per molti, i più poveri, il lockdown è un’esperienza
traumatica e il ricorso al violento intervento psichiatrico diventa
troppo facilmente la via più semplice, ma drammaticamente invasiva, per
risolvere un problema che ha origini sociali piuttosto che “mentali”.
Aumentano anche le violenze domestiche subite da donne costrette a
convivere con i loro aguzzini: effetti collaterali niente affatto
secondari dei mesi di arresti domiciliari imposti che possono lasciare
il segno sui più economicamente e socialmente indifesi.
Più che mai occorrerà moltiplicare gli sforzi, rinsaldare legami con
altre esperienze di lotta, rimettere al centro la solidarietà e i
bisogni dell’individuo e della natura contro le logiche del profitto,
del controllo sociale e del pensiero unico.

   • Canapisa 2020: Per ora non potremo ritrovarci “gioiosamente
illegali” all’annuale street parade di fine maggio. Canapisa da
vent’anni porta in piazza i diritti violati dei circa 8 milioni di
consumatori di sostanze in Italia, scoprendo quel tappeto sotto cui
nessuno vuole guardare, suscitando infinite contraddizioni interne alle
stesse istituzioni. Le iniziative culturali, lo sportello per la
riduzione del danno, il sostegno morale e legale a coloro che finiscono
nelle maglie della corte penale o medica (psichiatria), riprenderanno
con slancio non appena i rapporti umani e sociali (non sostituibili dai
mezzi interattivi) lo consentiranno. Le nostre lotte insieme agli altri
collettivi continueranno per un mondo libero dal proibizionismo, poiché
da quando è stato introdotto le droghe dilagano, i diritti umani
diminuiscono, le narcomafie si arricchiscono, le carceri scoppiano e la
spesa sociale per sbirri e tribunali è sempre più insostenibile.

By