Ugo Mattei: “Diritto di resistenza per l’ex Colorificio Liberato di Pisa”

PISA – “Mi pare che l’ex Colorificio Liberato sia in questi giorni un luogo simbolico di un momento molto triste dei recenti anni del paese. Il 23 settembre il Tribunale di Pisa ha scritto una pagina reazionaria nella storia del nostro diritto, dando ragione a una proprietà assenteista, parassitaria, estrattiva, senza legami con il territorio, rispetto al laboratorio generoso di una proprietà generativa, responsabile, come era ed è il Municipio dei Beni Comuni”.

Sono alcune delle parole pronunciate dal prof. Ugo Mattei, celebre giurista, docente di Diritto Civile, nonché uno dei padri della lotta per il riconoscimento dei Beni Comuni in Italia, che nella mattinata odierna (domenica primo dicembre, ndr.) davanti ai cancelli di via Montelungo 70, a Pisa, ha voluto esprimere un commento proprio sulle recenti vicende che hanno interessato l’ex Colorificio Liberato, ancora posto sotto sequestro e dal quale il 28 ottobre 2013 sono state sgomberate le attività del Municipio dei Beni Comuni.

“Lo scontro – ha poi spiegato il prof. Mattei – tra egoismo proprietario misto a speculazione contro la generosità, l’impegno e partecipazione, in qualunque sistema politico non può che essere deciso a favore di questi ultimi. Invece in Italia le cose non sono andate così. Eppure la Costituzione italiana parla chiaro: l’articolo 42 contiene in forma esplicita il principio della funzione sociale della proprietà privata. A differenza di quanto in molti insistano a credere, non si tratta di un principio rivoluzionario, risale bensì a San Tommaso, viene affrontato dal pensiero moderato e riformista, e quindi condiviso dai padri costituenti da Dossetti in poi”.
Mattei ha così rivolto nuovamente la sua attenzione al caso pisano: “Avevamo sperato che la magistratura scrivesse una pagina nuova, che la teoria stessa dei Beni Comuni – recepita in parte dalla giurisprudenza e dal popolo italiano – potesse far cambiare idea a quest’ultima. Invece è prevalso il formalismo, le logiche esegetiche del tutto inadatte a un paese che volesse utilizzare il diritto in un modo progressivo, emancipativo”.

Il riferimento al sequestro dello stabile di via Montelungo e allo sgombero degli attivisti è subito esplicitato da Mattei: “Lo sgombero che è seguito alla decisione del tribunale di Pisa, ci lascia sbigottiti e attoniti. Un luogo che era vivo e che rispondeva a delle necessità sociali, trasformato in un triste mortorio, in un cancello chiuso, una proprietà abbandonata tenuta qui ad aspettare che una dinamica corrotta tra il potere privato e l’autorità pubblica consenta un cambio di destinazione d’uso”. Ma a fronte degli elementi contingenti, Mattei prospetta un plausibile percorso alternativo: “Bisogna guardare avanti, è necessario condurre simili decisioni davanti alla Corte Costituzionale, perché la Costituzione è vincolante anche per i nostri giudici, i quali sono obbligati a rispondere alla Costituzione e a rispettarla. La decisione della magistratura di Pisa è stata certamente incostituzionale”.

Di fronte a una decisione incostituzionale – spiega Mattei – le possibilità di risposta sono di natura costituita o di natura costituente. Nel primo caso abbiamo già citato la Corte istituzionale, sperando che i giudici vogliano far un passo in avanti rispetto alla funzione sociale della proprietà privata, ormai abbandonata dal nostro diritto. Nel secondo caso la reazione sarà di tipo giuridico, attraverso la pratica del diritto di resistenza. Gruppi collettivi che non si riconoscono in pratiche deleterie e devastanti per la comunità stessa, si impegnano in prima persona a sfidare la sovranità attraverso l’esercizio diretto di una sovranità che è dello stato, ma che lo stato non porta più avanti”.

“Sfida alla sovranità necessaria – conclude Mattei – quando quest’ultima con le sue scelte fa abortire i migliori tentativi del diritto, e li umilia dietro un ragionamento di tipo formalistico. Nel nostro diritto vi sono norme che devono essere usate per limitare gli istinti speculativi della proprietà privata. Il Codice Civile prevede l’espropriazione in capo al pubblico delle proprietà parassitarie. Credo che il sindaco di Pisa dovrebbe dare alla proprietà dell’ex Colorificio un termine fisso di 180 giorni per riprendere a produrre colori con maestranze locali. In caso contrario espropriarla con un indennizzo simbolico pari a un euro, e consegnarla all’uso generativo che il Municipio dei Beni Comuni aveva posto in essere negli scorsi mesi. Se ciò non avvenisse, scatterebbero tutte le condizioni per la resistenza. Questa naturalmente deve essere una forma collettiva che passi anche attraverso la lesione simbolica degli apparati formali del potere estrattivo, lesione che in questo caso corrisponde con la rottura dei sigilli e la ripresa di questo luogo.
È di fondamentale importanza che ciò avvenga, che si traccino delle linee chiare di un percorso tollerabile dalla comunità, e quando queste linee venissero eluse, si provveda a sostituire la legalità costituente con una legalità costituita.

Fonte: Municipio dei Beni Comuni

SOTTO L’INGRESSO DELL’EX COLORIFICIO IN VIA MONTELUNGO (foto pisanews.net)

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