Un diario inedito riscopre la nostra terra: un viaggio nella Pisa granducale del 1833. Al Pisa Book Festival da Antiche Porte Editrice

PISA – Il secondo volume dei “Viaggi Geografici” (opera postuma di Prospero Fantuzzi, aristocratico funzionario estense, (1796-1861) recupera un manoscritto in cui l’autore visita l’ Appennino Estense, insolito e magico, dal versante emiliano a quello toscano, nell’autunno del 1833. Partendo da Reggio, attraversa Rubiera, entra a Marzaglia e visita Sassuolo, Pavullo, Pievepelago, passa a San Pellegrino in Alpe e giunge in Garfagnana a Castelnuovo. Poi giù ancora verso Lucca, Pisa e Livorno, per risalire toccando Massa e Carrara. Un mese e diciassette giorni trascorsi e raccontati, alla sua sposa, per lasciarci una panoramica del territorio, della gente e della storia locale raccolti direttamente sul campo. Dopo il tragitto appenninico in terra di Lunigiana questo secondo appuntamento dei “Viaggi Geografici” ci ripropone in modo concreto il mondo del viaggio ottocentesco, che Fantuzzi “ruba” direttamente lungo il cammino, raccogliendo tracce e ricordi storici dove questi sopravvivono allo scorrere dei secoli, proposti nelle impressioni di un viaggiatore d’inizio Ottocento.   Tutta la Garfagnana, con la sua magia, attrae il nostro autore, che cè la descrive: “A sostegno dela terra mettono sassi l’un sopra l’altro a guisa di muraglietta, che mi fanno rendere ammirazione. Tutto il terreno della Garfagnana in generale è fertile, non si trovano lavine. I monti sono a guisa di scogli formati di strati e massi di pietra smisurati, coperti di ottimo terriccio ed in parte scoperti ma boschivi in massima parte. Nei pochi pianotti de’ monti ed in molti tratti cercano di coltivare il terreno in piani a forza di terra sostenuta dalle dette muragliole (coltivazioni a terrazzo) che a diversi strati contornano i monti e non li lasciano mai vuoti di seminato. Appena levato il frumento vi si piantano fagioli e più spesso rape, che nell’inverno servono di foraggio alle vache che abbondano di latte, o miglio che serve ad ottima minestra o panico che serve a mangiare o si vende per li uccelli all’estero”. Non solo della storia del territorio ci parla Fantuzzi, ma anche delle principali famiglie viventi nella zona, come i Turri e i Raffaelli. Lo scopo del volumetto è quello di recuperare il messaggio che l’autore vuole tramandare ai posteri: conoscere le bellezze e le particolarità dei Dominj. E dopo Lucca eccolo a Pisa che di seguito riportiamo in sintesi: “Poche cose ha la città di Pisa tanto decantata che meriti l’occhio de’ forestieri, ma sono cose di grande rilevanza. Sono la veduta Lung’arno, cioè del fiume Arno che passa per mezzo della città e il duomo, il battistero, la torre famosa ed il camposanto ossia il cimitero. La contrada Lung’arno è un’ampia via forse il doppio della nostra Ghiara in larghezza e forse il doppio in lunghezza. Vi scorre per mezzo l’Arno fiume reale, navigabile, per cui si veggono barche dappertutto ed eleganti buccentori a divertimento dei cittadini. Il fiume è rinserrato tra muraglie e vi si scende per scalinate, tratto tratto formate. Presso le case da un canto e dall’altro vi sono due strade lastricate a grandi pietre. Un alto muricciolo, con sedile, le costeggia e le difende dal fiume. I fabbricati che riguardano questa lunga striscia d’Arno, sono vaghi, ricchi di marmo e di buon gusto e mostrano essere palazzotti e grossi fabbricati. Bello è il palazzo comunale ed un portico a giorno sostenuto da alte colonne di marmo. In un canto della città vi è il famoso gruppo delle rarità cioè il duomo, il cimitero, il camposanto e la torre. Il duomo è posto in mezzo ad un verde prato, è tutto al di fuori da fondo a tetto ed è tutto di marmo. Il gusto è gotico, secondano all’intorno la chiesa quantità di marmoree colonnette a tanti gradi sino all’acume del tempio. Di sopra al tetto s’inalzano gugliette, statue ed altre mille cose. La cupola è bella e con quantità di ricci, teste e figuline all’uso gotico. Il coperchio o tetto è di lavagne, marmo dolce e sottile. Di questo gusto seguita tutt’intorno il tempio ed una reggia lo seconda dal corso alla facciata a più gradinate. Dappertutto si veggono sculture antiche e sopra le tre porte della facciata tre musici in semicircolo che rappresentano santi e che ora sembrano fatti per cui non si finiva mai di esaltarli. Le porte di Pisa poi sono famose: tutte di bronzo le tre maestre, la quarta è di legno, perchè vi fù rubata al tempo delle guerre civili ed orna in oggi una Porta di San Pietro di Roma. Ci si perde in esse ad osservare la quantità di figurine e di rappresentanze”. “Abbiamo voluto rispettare il più fedelmente possibile lo stile sintetico e “rustico”, la forma diretta tipica degli appunti presi sul campo. Proprio per non modificare lo spirito con cui il nostro autore fotografò il paesaggio e la gente della montagna Estense prima dell’Unità d’Italia” sottolineano nella piccola casa editrice che si occupa dei territori e delle culture dei luoghi in Italia.  Il volume esce per i tipi di Antiche Porte di Reggio Emilia (pag. 160, 8 disegni inediti dei luoghi, €10, formato tascabile).  Sarà presentato al prossimo Pisa book festival da venerdì15 a domenica 17 novembre, al pala congressi diPisa, box 104. Per informazioni Antiche Porte editore tel.0522.433326, info@anticheporte.it

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