Un pranzo nel segno della speranza per un futuro migliore per i poveri alla Rsa di Via Garibaldi

PISA – “Speriamo”, dice due o tre volte Salvatore, 62 anni, originario di Catania ma trapiantato a Pisa dal ‘76 e disoccupato dal 2016. “Sono due anni che non lavoro, andare avanti così è dura – racconta -: facevo il muratore e finché c’era lavoro andava tutto bene, ma poi, una volta chiusa la ditta e perso il sussidio di disoccupazione, mi sono ritrovato così”.

“Speriamo” ripete anche Leonard, rumeno di 59 anni, a Pisa dal 2013 dopo aver lavorato per 16 anni come carpentiere in Piemonte: “Prima la separazione, poi ho perso anche il lavoro e mi sono ritrovato per strada: adesso faccio qualche lavoretto perché mi conoscono e sanno quali sono le mie capacità, ma spero di trovare qualcosa di più stabile per rimettermi in piedi e ripartire”.

C’erano anche loro, ieri alla Residenza Sanitaria Assistita di via Garibaldi per il tradizionale pranzo di Natale organizzato dalla Caritas diocesana in collaborazione con la Società della Salute della Zona Pisana, proprietaria della struttura, la Cooperativa sociale Paim, che la gestisce, e soprattutto l’Istituto Alberghiero “Matteotti”. Che si sono occupati per intero dell’organizzazione del banchetto: in cucina gli studenti della 2D, in sala a servire ai tavoli quella della 1C. Squisite tutte le portate: dai cannelloni ricotta e spinaci al pollo alla pizzaiola accompagnato da uno sformato di patate fino ai dessert a base di crostate di frutta. Portate apprezzatissime da tutti gli ottanta partecipanti: una cinquantina i frequentatori abituali delle mense Caritas che oggi, per l’occasione, sono rimaste chiuse. A cui si sono aggiunti anche gli operatori e i volontari della Caritas diocesana insieme al direttore don Emanuele Morelli, la Presidente della SdS Pisana Gianna Gambaccini, accompagnata dal direttore facente funzioni Pasquale Scarmozzino e dai consiglieri comunali Veronica Poli, Brunella Barbuti e Laura Barsotti, e dal responsabile risorse umane della Cooperativa Paim Giuseppe Cecchi.

“Una casa non ce l’ho: sono separato e un affitto, senza lavoro non posso permettermelo, dunque dormo dove posso – continua Salvatore -: in questi giorni particolarmente freddi mi ha ospitato un amico. Speriamo lo faccia anche stasera perché sulla strada con il gelo è proprio dura. I figli? Ne ho una ma ha quattro bambini: non è lei che deve aiutarmi ma io che devo darle una mano. E appena posso, infatti, lo faccio, come giusto che sia”. “Io, invece, in queste sere sono all’asilo notturno di Porta a Mare – dice Leonardo -: La famiglia e i figli? Dopo la separazione, i rapporti si sono molto diradati”.

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