Vertenza Ericsson, il governo risponde all’interrogazione parlamentare

PISA – Mercoledì 3 agosto la sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico Teresa Bellanova, ha risposto in commissione Attività produttive alle interrogazioni sulla situazione della Ericsson Telecomunicazioni, che avevano al centro la richiesta di informazioni e di intervento sulla procedura di licenziamento collettivo attivata dall’Azienda per 291 dipendenti.

Il Sottosegretario ha confermato che la Ericsson si è dichiarata indisponibile ad incontrare le Regioni insieme al Mise mentre ha portato avanti le procedure e il confronto con i sindacati presso il Ministero del Lavoro. Ciò, evidentemente, al fine di aggirare una discussione di merito sul progetto industriale e sulle prospettive dell’Azienda. Ed è su questo punto che gli interroganti – i deputati Tullo e Fontanelli, primi firmatari di due interrogazioni -, hanno insistito affinché si chieda conto alla multinazionale svedese degli obblighi che ha in Italia a fronte di non pochi contributi pubblici che ha ricevuto sul piano della ricerca e di progetti d’innovazione.

“Siamo in un settore strategico – hanno ribadito i deputati -, che non è segnato da una crisi di fondo come altri settori, e i dipendenti sono essenzialmente ricercatori che hanno acquisito una importante professionalità. In tal senso non si capisce in base a quale disegno si decida di chiudere sedi e rami di attività”. Per questo Fontanelli e Tullo hanno sottolineato la necessità che “il Governo trovi il modo di farsi sentire, visti i finanziamenti ottenuti o in corso a iniziative e programmi che interessano la Ericsson. Un’occasione importante può essere la verifica tecnica richiamata dal Sottosegretario e prevista per settembre”.

Ma purtroppo nell’incontro che si teneva al Ministero del lavoro, nello stesso momento in cui il Mise rispondeva alla Camera, dall’Azienda non è arrivata nessuna apertura e sono state confermate le procedure di licenziamento. Di fronte a questa ultima notizia Fontanelli si è detto “ancora più preoccupato perché rischia di far saltare anche quei pochi spazi di ricontrattazione che si potevano individuare nell’impegno assunto dal Mise”.

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