Vittorio Sgarbi: “L’opera di Keith Haring non arricchisce la città di Pisa”

PISA – Strepitoso successo del dibattito organizzato dall’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Andrea Buscemi presso la splendida Sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti, gremita sino all’inverosimile, per assistere alla performance del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, chiamato ad esprimersi, in un confronto che ha visto altresì protagonisti l’Architetto Roberto Pasqualetti, l’ex docente di Economia all’Università di Pisa Giovanni Padroni, il curatore di arte urbana Gianguido Grassi e Piergiorgio Castellani, l’imprenditore che portò nel 1989 a Pisa Keith Haring, sul tema costituito dal murales intitolato “Tuttomondo” dipinto dall’artista newyorkese.

di Giovanni Manenti
Un dibattito ed un confronto che non è stato scevro di polemiche sulla base di opposti schieramenti circa la validità dell’opera, ma che ha comunque soddisfatto Andrea Buscemi, il quale si è rallegrato per il successo dell’iniziativa, dichiarando: “Siamo dispiaciuti perché urtroppo mandare indietro alcune persone che volevano assistere all’evento a causa della capienza limitata della Sala delle Baleari non e’ bello, questo perché, oltre a parlare di arte e dell’opera di Haring, non si può nascondere quale fosse l’appeal costituto dal “principe dei Critici” italiani Vittorio Sgarbi in un dibattito altamente interessante con i pro ed i contro circa il murales “Tuttomondo” e, da parte mia, mi ravvedo affermando che l’opera dell’artista newyorkese è interessantissima, per la quale non è corretto fare una comparazione, come viceversa feci io erroneamente, tra “Il trionfo della Morte” di Buffalmacco oppure le Croci di Giunta Pisano che sono al Museo di San Matteo in quanto, come diceva mirabilmente il Maestro Sgarbi, si tratta di due epoche diverse“.
Chiamato a dare il giudizio definitivo su tale contesto, Vittorio Sgarbi sottolinea: “ Ringrazio l’Assessore per avermi fatto conoscere un’opera a me ignota, il che prova il fallimento di Keith Haring, perché la sua espressione artistica vive sulla comunicazione ed io, sino ad oggi, a distanza oramai di 30 anni, non sapevo che c’era un suo murale a Pisa, il che ritengo anche giusto che ci sia e che abbia influenzato una realtà artistica locale, a conferma del fatto che rappresenti un’espressione del nostro tempo ed il fatto che abbia aperto la strada a graffitisti molto più bravi di lui e che io conosco è un dato oggettivo, ma il suo valore è più psicologico, sociologico e di comunicazione che non di arte, perché il paragone che io ho fatto in maniera anche abbastanza brutale con Jacovitti ci mostra una fantasia creativa, vera rispetto ad una più meccanica e ripetitiva” .
Che Haring avesse nei suoi segni autenticità ed emozione non può essere messo in dubbio – continua Vittorio Sgarbi – ma che questo mi giunga come un dato di valore assoluto credo che possa essere messo in discussione, non ritenendo Keith Haring un grande artista, ma solo uno che appartiene ad un’epoca in cui la comunicazione prevale sull’espressione artistica e quindi lui, di questo, è stato un grande testimone, ma non abbastanza sino ad arrivare alle mie orecchie, il Muro di Berlino che è caduto nel medesimo anno 1989, non è caduto per me per consegnarmi di Pisa un’immagine che vada oltre quella data, il che, sostanzialmente, rappresenta un atto di accusa per Keith Haring perché la sua vocazione era proprio quella di far conoscere le proprie opere, e l’aver portato la periferia di New York a Pisa credo che sia stato meno utile che stare nel Mondo a Pisa nel periodo in cui è stata una grande Repubblica marinara ed è la ragione per cui veniamo a vederlaCon questo non voglio dire – conclude Sgarbi – che sia stata sbagliata la scelta di Pisa per quest’opera, che è comunque un qualcosa di significativo, in quanto un americano che si esprime in Italia è un arricchimento per il patrimonio, così come le opere di Jackson Pollock al Museo Guggenheim, quindi di per sé non sono convinto che sia una cosa errata, mi pare semplicemente che non abbia ottenuto il risultato che voleva, nel senso che le persone continuano a venire a Pisa per ammirare la Piazza dei Miracoli e non so quanti vi giungano per Keith Haring e la dimensione internazionale, cosmopolita che lui rappresenta e se questo dovesse accadere, magari da oggi in avanti, non posso che compiacermene, poiché non cerco certo di mortificare Keith Haring, dico soltanto che non ravviso una grandezza che possa competere con quello che è il patrimonio artistico per cui Pisa è conosciuta in tutto il Mondo, mentre la sua opera è solo un piccolo segnale di un gusto, di una sensibilità ed una tendenza che da lui ha poi portato anche altri giovani a lavorare dalla parte periferica della città, dove si trova il dipinto di Haring e quindi non ci sono elementi negativi, ma neanche tali che ci debbano far gridare al miracolo, che io vedo solo nella celebre Piazza e non certo in Keith Haring“.
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